Malagrotta è una discarica inadeguata alle leggi europee, a quelle italiane e ai più miserabili standard sanitari. Sopravvive per le proroghe, le proroghe delle proroghe e al capolavoro degli amministratori di destra e di sinistra che si sono succeduti alla guida della Regione, della Provincia (con qualche responsabilità in meno) e del Comune nella Seconda repubblica.
Nel frattempo, le amministrazioni garantiscono che nella nuova discarica si riverseranno soltanto rifiuti trattati, che non vuol dire differenziati. Per una vita, a Malagrotta è stato scaricato il tal quale, cioè la roba mischiata così come si trova nei cassonetti. Il trattamento, invece, consente il recupero di materiale e rende il residuo meno pericoloso, quindi indirizzabile in inceneritore e in discarica. L’Ama (l’azienda della nettezza urbana) ha diffuso dati secondo cui a Roma viene trattato il 95% dei rifiuti. Ma un’inchiesta del Noe, il nucleo di tutela ambientale dei carabinieri, dice che i quattro impianti di trattamento della capitale funzionano al 23, al 58, al 60 e al 68 per cento. Cioè, delle famose 4 mila 500 tonnellate di rifiuti, una quantità compresa fra le mille e 500 e le 2 mila tonnellate finisce in discarica così com’è, cioè contro ogni norma mondiale. Ed è il motivo per cui fra pochi giorni scatterà la sanzione europea.









