Il nucleare è il futuro, ma l’Unione Europea non vuole rendersene conto

Una politica energetica irrealistica sta causando gravi danni al sistema-Europa

Pubblicato da Franco Cavalleri il 30 novembre 2011 08:08

Quanto la situazione sia difficile, per l’Europea, da tutti i punti di vista, è sotto gli occhi di tutti noi ogni giorno. Uno dei punti più critici è certamente quello dell’energia: senza quella non è possibile alimentare il motore dell’economia. E se l’energia c’è, ma costa troppo – e di conseguenza pesa in maniera eccessiva sul costo finale dei prodotti e dei servizi – il risultato non cambia: preziose risorse economiche vengono spese per muovere il sistema, a scapito della produzione finale di ricchezza.

Sul quadro generale non solo dell’energia ma dell’economia intera pesano gli obiettivi – molto ambiziosi, e forse anche irrealistici – che l’Unione Europea si è data campo ambientale: la famosa politica 20/20/20, per cui i 27 Stati membri devono arrivare, entro il 2020, ad un’economia dove le energie rinnovabili contino almeno per il 20 per cento (ma qualcuno si è, in modo autonomo, dato addirittura il 30 per cento, come punto di arrivo). Traguardo encomiabile, dal punto di vista dei principi: lo si fa per una migliore qualità della vita e per garantire la salute del mezzo miliardo di cittadini UE. Il dubbio è, visti i risultati sotto il profilo della poitica internazionale raccolti dall’UE in questi anni con la strategia 20/20/20 – COP16 di Copenhagen docet! – e considerato il momento non particolarmente felice (eufemismo!) del Vecchio Continente, se non sarebbe il caso di addolcire questa strategia, e non solo in campo ambientale ed energetico.

Tra i punti controversi dell’atteggiamento europeo c’è quello verso l’energia nucleare. L’Ue in sé non si è espressa in merito, lasciando ad ogni singolo Stato membro la libertà di impostare la propria politica energetica: ma è chiaro che, se le linee guida della strategia 20/20/20 favoriscono le energie rinnovabili, tutti i paesi dell’UE saranno giocoforza spinti ad investire in quella direzione. Che è poi quella verso cui andranno i fondi di Bruxelles.

È un errore, che l’Europa intera sta già pagando a caro prezzo. Il settore dell’industria nucleare ha una ricaduta tecnologica e scientifica assolutamente non paragonabile a quella delle rinnovabili: vento, sole, biomasse, semplicemente non sono in grado di competere con il livello di tecnologia che invece il nucleare è in grado di assicurare. Ma l’Europa, ahimé, ha da tempo dichiarato guerra alla Scienza, alla Tecnologia e al Futuro, si potrebbe dire.

Eppure l’emergenza economica di questi giorni, combinata con gli allarmi lanciati da numerose fonti mediche riguardo il persistere di condizioni di qualità dell’aria pericolose per la salute umana – con livelli di PM10 e particolati in genere ben oltre i livelli consentiti dall’OMS e dall’Unione Europea – dovrebbero insegnare qualcosa! Eolico e solare non sono in grado di fornire una risposta al problema dell’inquinamento atmosferico, il nucleare sì.

Prima di tutto, l’energia nucleare è virtualmente senza emissioni, in quanto non produce nessuno dei gas inquinanti che formano lo strato di smog che ricopre le nostre città e finisce nei nostri polmoni. Carbone e gas naturale s’, ed in misura anche abbondante, soprattutto il primo. Negli USA, l’energia nucleare ha una uota di circa il 30 per cento del mix energetico, ma rappresenta ben il 72% della quantità di elettricità emission-free, ovvero senza emissioni di gas inquinanti.

Un ulteriore vantaggio del nucleare è che è fatto in casa. Sarebbe la risposta immediata alla necessità politica di liberare l’Europa dal ricatto che i paesi fornitori di gas e fossili (Russia, Algeria, Tunisia, Libia, per esempio, tutti paesi in qualche modo pericolosi dal punto di vista politico) possono esercitare sull’Unione Europea o parti di essa. Una vulnerabilità che la strategia UE intende eliminare, ma non vuole prendere in considerazione quella che sarebbe la via più praticabile ed efficace: il nucleare.