I conservanti, sia naturale che chimici utilizzati per prolungare la resistenza del legno possono ridurre notevolmente la necessità di approvigionamento di questa risorsa, gravando così sulla ecosostenibilità delle nostre foresta. In particolari periodi dell’anno funghi ed insetti sono nemici degli alberi, e l’applicazione di preservanti forestali sono una necessità, non soltanto per quei legni destinati a fini commerciali, incluso i tralicci di cavi telefonici, od elettrici, piloni portuali o di vario genere.

In molte abitazioni in legno come ad esempio chalet sul mare o baite di montagna, la protezione dagli organismi xilofagi può avere azione preventiva o curativa e può essere effettuata con mezzi fisici o con mezzi chimici. Il trattamento preventivo rende il legno inadatto all’insediamento ed allo sviluppo degli organismi distruttori: per esempio, impedendo agli insetti di deporre le uova sulla superficie e negli interstizi del legno trattato ed alle spore fungine, che sono sempre presenti nell’aria, di svilupparsi venendo a contatto con il legno.
Preservanti forestali
I preservanti forestali hanno differenti gradi di protezione; è dunque importante scegliere quello adatto. è da tenere in conto anche che alcuni sono più efficaci di altri. Il trattamento curativo deve invece distruggere gli organismi xilofagi già presenti all’interno del legno, come uova, larve insetti e micelio fungino, impedendo il progredire del danno nel legno attaccato ed il diffondersi dell’infestazione a materiale sano.
I trattamenti con mezzi fisici (per es.: il calore) possono essere preventivi o curativi, ma non hanno alcuna durata nel tempo, in quanto il legno può essere di nuovo attaccato da insetti o funghi, quando si ristabiliscono le condizioni idonee per il loro insediamento e sviluppo.
I trattamenti con sostanze chimiche possono essere preventivi o curativi e determinano un’azione protettiva la cui durata nel tempo dipende dal tipo di sostanza impiegata e dalle modalità di applicazione.
Le sostanze preservanti possono essere di varia natura: derivati dalla distillazione del catrame di carbon fossile (creosoto), sostanze in soluzione acquosa, sostanze in solventi organici e gas: sono fungicidi o insetticidi od ad azione combinata. Le caratteristiche più importanti che dovrebbe avere un preservante del legno sono le seguenti:
alta tossicità agli organismi xilofagi e bassa tossicità ai mammiferi;
non dilavabile nè volatile;
penetrare profondamente nel legno;
non corrosivo ai metalli;
nessuna azione negativa sull’incollaggio e verniciatura.
L’efficacia di un trattamento dipende, oltre che dalla natura del preservante, dalla quantità di sostanza assorbita dal legno (che viene espressa in Kg/m3 o in g/m2) e dalla profondità di penetrazione. L’assorbimento e la penetrazione dipendono dalla specie legnosa, dal tipo di preservante, dai metodi di applicazione.
Questi possono essere divisi in due categorie:
metodi a pressione;
metodi senza pressione.
La scelta del preservante e del metodo di applicazione viene fatta nel trattamento preventivo in funzione dell’uso che si farà del legno dopo il trattamento ed in quello curativo in funzione del tipo di danno.
I trattamenti a pressione assicurano una buona penetrazione del preservante nel legno. Vengono fatti in autoclave, dove il legno è sottoposto a cicli di vuoto e/o pressione, a seconda del metodo applicato, in modo da favorire la penetrazione del preservante nell’interno del legno. I tempi ed i valori di vuoto e pressione variano a seconda della specie legnosa, delle dimensioni del legno e della natura del preservante. Questi metodi vengono applicati a legno che verrà messo in opera nel terreno o comunque dove il rischio di attacco biologico è molto elevato.
I metodi senza pressione comprendono il trattamento ad immersione, a spruzzo ed a pennello.
Nel trattamento ad immersione il materiale viene posto in vasche e tenuto a contatto con il preservante per un periodo di tempo che è in funzione della specie del legno, della natura del preservante e della forma e dimensione del legno da trattare. Il periodo di immersione può variare da pochi secondi a diverse ore. Questo trattamento viene applicato generalmente a semilavorati.
Il trattamento a spruzzo, che viene effettuato con vaporizzatori appositi, è quello più applicato su grandi quantità di legname, come i depositi sotto tettoie e le cataste nei piazzali.
Il trattamento a pennello viene applicato invece su materiale finito e messo in opera, in particolare viene usato nel trattamento curativo, dove la scelta del prodotto preservante e del metodo di applicazione viene fatta in funzione del tipo di danno che presenta il legno ed inoltre va considerato se il trattamento deve essere applicato a suppellettili od a travature.











